Lingue di sostrato

Quando si impara una lingua straniera (tale sarà stato lo status del Latino all’inizio della colonizzazione romana della Sicilia) si tende a introdurre in essa dei tratti tipici della propria lingua madre; ciò porta a un cambiamento parziale dei suoni, del lessico e della grammatica. Tale processo è in gran parte all’origine e spiega la maggior parte delle divergenze tra le varietà di latino parlate nelle diverse provincie dell’Impero Romano che poi avrebbero dato luogo alle diverse lingue romanze, a causa anche di influssi posteriormente pervenuti, soprattutto in seguito ad invasioni di popoli parlanti altri idiomi (superstrato). A tal proposito risulta interessante, innanzitutto, analizzare quali popolazioni e quali relativi idiomi (sostrato linguistico) erano presenti o erano stati presenti nell’isola prima della conquista romana.
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Partendo dai tempi remoti, possiamo dire, attenendoci alle fonti storiche, che i primi idiomi parlati in Sicilia sarebbero stati il Sicano, il Siculo e l’Elimo; furono questi i primi popoli che, all’alba della storia, abitarono l’isola. Non bisogna però dimenticare, in un periodo ancor anteriore, un certo influsso egeo.
A quanto pare il Sicano e l’Elimo, di cui si sa ben poco, non erano idiomi indo-europei, anche se la questione a tal proposito è molto controversa. Il Siculo, invece, era una lingua di origine indo-europea, molto imparentato con il latino, come traspare dalla più lunga iscrizione in Siculo, risalente al V sec. a. C., trovata a Centuripe in un askos (vaso schiacciato), oggi conservato al museo archeologico di Karlsruhe (Germania), o dalla famosissima iscrizione incisa su un blocco di arenaria murato sul lato est del vano di ingresso della porta urbica meridionale della città di Mendolito e disposto in due righe ad andamento, anche questo, sinistroso (è l’unica epigrafe sicula di natura pubblica finora conosciuta, il cui testo è ancora di controversa interpretazione e databile alla seconda metà del VI sec. a.C).

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Ben presto (1000 a.C. circa) nell’isola (costa occidentale) si parlò anche il Fenicio, lingua semitica, anche se la presenza fenicia in Sicilia ebbe sempre carattere sporadico di insediamento commerciale limitato più che di vera e propria conquista di territori estesi. Comunque, intorno al 400 a.C., l’arrivo nell’isola dei Cartaginesi dovette ridare un certo vigore alle parlate semitiche.
In seguito, a cominciare dall’anno 735 a.C., data di fondazione di Naxos, la prima colonia greca in Sicilia secondo Tucidide, si introdusse nell’isola anche la lingua Greca con la venuta di genti dapprima dall’Eubea (Calcidesi, quindi, di stirpe e dialetto ionici), poi da altre parti della Grecia (soprattutto genti di stirpe e dialetti dorici) che si stanziarono principalmente sulle zone costiere della parte orientale.

E’ questa la situazione linguistica che troveranno i Latini al momento della loro conquista della Sicilia, cominciata nell’anno 264 a.C. e giunta a termine nel 241 a.C..mappa_sicilia
Influenza delle lingue di sostrato sul Latino di Sicilia
Escludendo gli influssi della lingua Greca (notevoli, anche se rimane difficile da stabilire quali provenienti da un’epoca pre-romana) e premettendo che, ancor più che altrove, in questo campo si può null’altro fare se non ipotizzare partendo da pochissimi dati certi, ci si può azzardare a dire che:

– la pronuncia cacuminale (lingua contro il palato anziché contro i denti) degli antichi gruppi latini in -ll- (passati a -dd- in Siciliano) e quella dei gruppi -str- e -tr-

– la forte palatizzazione del tipo chiù e del tipo xiuri

siano dovute ad un influsso delle lingue mediterranee non indo-europee.

Sul piano lessicale si può ipotizzare che i seguenti termini rappresentino un’eredità del sostrato mediterraneo: alàstra (calicotome infesta o spinosa – pianta delle leguminose simile alla ginestra -, pianta spinosa), ammarràri (munire di argini un luogo per difenderlo da inondazioni), calancùni (onda di fiume), calanna (scoscendimento, frana di rocce di un fianco montuoso, terreno in forte pendio), carrivàli (roccia rossastra), limàrra (terra intenerita dall’acqua, melma, fango). Inoltre lavànca (luogo scosceso e sdrucciodevole, frana, dirupo) dovrebbe essere, per il suffisso -anca, un termine pre-latino ed è presente anche nell’antico provenzale “lavanca”. Infine, dovrebbero essere d’origine sicana alcuni toponimi terminanti in -ara (Hykkara, Indara, Makara).

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